Effetto nostalgia: stavamo davvero meglio quando stavamo peggio?

Quei tempi antichi – ma neanche tanto – dove le relazioni erano autentiche e genuine, dove si aspettava vicino al telefono, gli amici citofonavano a caso per farci scendere a giocare. Si andava in biglietteria per viaggiare o per vedere la nostra band del cuore, con speranza e mesi di anticipo e, una volta nell’arena, le mani alzate si illuminavano grazie agli accendini, non ai nostri telefoni.
Era davvero meglio tutto questo?

Un recente articolo su Wired ha riportato alla luce un reperto che ai nostri figli sembrerà  archeologico, ma che in realtà appartiene al loro secolo, esattamente all’anno 2003. 

“Qualche tempo fa è diventato virale un video di due DJ che, qualche anno più  tardi, sarebbero diventati la band MGMT, mentre suonano in un campus universitario  americano. La telecamera indugia su una folla di giovani a piedi scalzi, con una birra in  mano, che balla in modo maldestro – decisamente non cool. La canzone che si sente  è Kids, uno dei pezzi più famosi degli MGMT”.

Il motivo per cui quel video ha catturato così tanta attenzione – anche oltre il pubblico degli  MGMT – è semplice: mostra qualcosa che oggi quasi non riconosciamo più. Un concerto  senza telefoni alzati, senza schermi a filtrare l’esperienza. I più giovani, che nel 2003 spesso  non c’erano ancora, lo hanno notato subito: persone completamente dentro il momento,  libere dallo sguardo degli altri, con uno stile spontaneo, non ancora allineato ai codici dei  trend. 

La sua viralità racconta anche come è cambiato il nostro rapporto con i contenuti online, e  quanto sia attraversato da nostalgia ma anche da una certa frustrazione. C’è la sensazione  diffusa di aver perso qualcosa rispetto alle generazioni precedenti, e tutto per colpa di  smartphone e social. I trend scorrono sempre più veloci, fino a rendere tutto tristemente uniforme: stessi gusti, stessi riferimenti, stesse piattaforme di acquisto.  

Certamente ogni epoca si è trovata di fronte a domande simili, dove il nuovo scalfisce il  vecchio e lascia indietro ricordi – anche annebbiati e romanzati – di quando “si stava meglio” in semplicità. 

Però una cosa è certa: persino noi operatori del settore desideriamo restare umani. Ci  piace ancora vivere una serata senza doversi rifare il trucco, dove poter mostrare il nostro  profilo peggiore agli amici più stretti, dove sbagliare un congiuntivo (aia!) o bere una birra in  più. 

Ecco allora come difenderci da Internet, il “mostro con gli artigli” che però spesso – ammettiamolo – ci semplifica il lavoro, la vita, e ci permette di viaggiare con la mente in tutto  il mondo e oltre. 

Utilizzo limitato a livello di orari e controllato: per i più giovani, certo, ma non solo. Siamo alla seconda o terza tornata di quella che chiamano “look down generation”:  vorremo mica che i nostri discendenti nascano con gobba e sguardo in giù? 

Momenti di detox: essenziali per mille motivi, gobba a parte. Nelle prime ore potresti  avere i tipici sintomi dell’astinenza, come irritabilità e ansia, per poi notare benefici nel  sonno, nel rilassamento muscolare, nella lucidità mentale. 

Per ogni aiuto chiesto all’IA, leggere almeno un libro o svolgere un esercizio logico  che svegli la mente, consiglia l’esperto di neurolinguistica Paolo Borzacchiello.  Prendilo come un gioco, come una piccola azione quotidiana per migliorare al pari di  fare le scale anziché prendere l’ascensore. A proposito di umanità, per questi ed altri temi come chiarimenti sul contratto, presenza  della fibra nella tua zona o risoluzione di problemi legati alla connettività ci trovi in carne e  ossa a Chiaravalle.

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