Scrivere come Fotografare

Ovvero, come cambiano la scrittura e la lettura sul web, come è sempre più importante mettere a fuoco con precisione i concetti importanti, integrare i linguaggi audiovisivi e ordinare lo spazio della pagina online.
Mai come prima bisogna avere le idee chiare.

Mai sentito parlare di Smart Brevity? Forse no, ma ci racconta molto del perché leggiamo alcune pagine web, newsletter, articoli più volentieri e facilmente di altri. È un metodo di scrittura ideato e protocollato dai fondatori di Axios, Jim VandeHei, Mike Allen e Roy Schwartz per contrastare il sovraccarico di informazioni nell’era digitale. Contenuti di prima mano raccontati in modo essenziale, organizzato, agile, con l’obiettivo di dire moltissimo con pochissime parole.

È una conseguenza di un processo ben più lungo. Da anni ne parla la brillante Luisa Carrada, business and public writer, nonché docente di scrittura sul web e autrice di preziosi manuali sul mestiere di scrivere. Particolarmente dotata nel “togliere, ripulire e lucidare i testi”, fu tra le prime in Italia a raccontare come il nostro modo di vivere online – e quindi di leggere – necessitava uno scossone alla lingua e alla sintassi proposte da narratori e giornalisti nativi di un’altra epoca.

Impariamo così che una buona scrittura deve essere visiva, le citazioni stringate e solo se strettamente necessarie, la sintassi calibrata, le parole vivide e specifiche. 

Il linguaggio fotografico insegna: uno scatto ben eseguito racconta una storia in un lampo, distribuisce personaggi e oggetti nello spazio, lascia alcuni dettagli sullo sfondo e quello che importa cattura l’occhio con un primo piano o con un faro di luce. Risponde ad una precisa architettura.

E così nella pagina scritta: cosa attrae sguardo e attenzione? Titoli e sottotitoli, le parole evidenziate da un link, le liste – che hanno il potere di alleggerire i discorsi più tecnici -, il bold usato con eleganza, lo spazio vicino ad una parola seguita da un punto. Ad esempio.

Movimentare: i muri di parole non vanno d’accordo con il web. Leggiamo a spot: appena aperto un sito o passati i primi due secondi di un reel ci chiediamo “cosa c’è qui per me?”. Titoli e sottotitoli ci vengono in aiuto, ma anche immagini e video: punti di attenzione vivi, che trasportano verso i nodi fondamentali dell’argomento.

Lo sa bene il NY Times che usa un approccio modulare e agevola persino chi non conosce la lingua. Gli articoli proseguono sempre nelle didascalie delle immagini, come un fiume devia verso un affluente. I contenuti sono tutt’altro che marginali, anzi: sotto un’immagine la narrazione si rafforza di dettagli – spesso importantissimi – amplificata dalla scena viva a cui si accosta. Strategia vincente se l’argomento è complesso e la storia lunga.

Attenzione, ti leggo dal telefono. Esempio in casa è la testata Il Post, che racconta il mondo spiegandocelo bene. Contro “il giornalese”, ricco di approfondimenti consapevoli, accertati e facili da comprendere. Tra le altre cose, una spiccata fissazione è controllare la leggibilità dei contenuti, considerata la dimensione ristretta dei nostri smartphone e soprattutto …che quasi un quarto della popolazione italiana ha più di 65 anni!

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